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La rivalsa del Datore di Lavoro

Pubblicato da Avv. Meconi, Consulente Legale d'Impresa il 18/09/20 15.00

La rivalsa del datore di lavoro e risparmio aziendale

Avete mai pensato a quanti ed a quali costi va incontro un’azienda in caso di assenza di un proprio dipendente che sia esso un operaio, impiegato, quadro, dirigente oppure in certi casi anche un manager aziendale?

Sono certo che la maggior parte delle aziende non ha mai riflettuto approfonditamente su tale argomento.

Più lungo sarà il periodo di assenza del lavoratore e maggiore saranno i danni che l’azienda subirà, sia in termini di costi economici che vengono elargiti in qualità di stipendi, contributi INAIL e INPS, sia in termini di mancato guadagno o di mancate opportunità commerciali.

Pensate, per esempio, a quanto può costare l’assenza di un capace e dinamico responsabile di vendita sul fatturato di un’impresa.

Pochissime aziende hanno la consapevolezza che tutti questi costi e tutti questi mancati guadagni relativi alle assenze di propri dipendenti o manager possono essere recuperati esercitando un diritto tutelato dalla legge.

Per capirsi meglio, riporto l’esempio più immediato che mi viene in mente: un lavoratore viene tamponato mentre torna a casa dal lavoro da un veicolo terzo, il cosiddetto infortunio in itinere.

In questo caso, l’assicurazione del veicolo responsabile del sinistro non solo deve coprire il danno subito dal guidatore e dal veicolo ma anche il danno subito dall’azienda per le conseguenze dell’assenza del lavoratore all’interno del proprio ciclo produttivo.

 

Che cos’è rivalsa del datore di lavoro

La rivalsa del datore di lavoro è l’azione esercitata dal datore di lavoro per recuperare i costi sostenuti per un proprio collaboratore ove questi sia rimasto assente dal lavoro a causa di un sinistro causato da un terzo responsabile.

Il datore di lavoro ha diritto di rivalersi sul responsabile del danno economico, conseguente alla mancata prestazione lavorativa del proprio dipendente infortunato.

Il caso più tipico di infortunio che comporta l’assenza di un lavoratore è il sinistro stradale che può accadere in diversi momenti della vita personale di ognuno di noi: mentre si va o si torna dal lavoro, mentre si sta lavorando oppure addirittura mentre si torna dalle vacanze o dal supermercato.

In generale ogni volta che l’assenza di un lavoratore o di un collaboratore aziendale può essere attribuita alla responsabilità di un terzo, il terzo diviene responsabile non solo per i danni diretti cagionati al lavoratore infortunato ma anche per i danni indiretti cagionati al datore di lavoro e all’azienda a cui il lavoratore appartiene.

 

La legge e giurisprudenza

La legittimazione dell’azienda nasce dalla legge e dal costante orientamento giurisprudenziale dei Tribunali Italiani.

Il lavoratore infortunato, durante il periodo di inabilità al lavoro ha diritto alla conservazione del posto di lavoro ed alla conservazione della propria retribuzione.

Gli enti previdenziali ed assistenziali quali INPS e INAIL, a seconda che il sinistro avvenga in itinere o in un’altra occasione non lavorativa, integrano solo parzialmente la busta paga del lavoratore, con il conseguente necessario assorbimento dei restanti costi da parte dell’azienda.

L’art. 2043 del Codice Civile è molto chiaro e specifico e prevede che chiunque cagioni ad altri un danno ingiusto sia tenuto a risarcirlo.

Certamente, in questi casi il datore di lavoro è sicuramente la persona legittimata all’ottenimento del risarcimento previsto.

La Giurisprudenza della Corte di Cassazione da molti anni, oramai, è costante ed univoca sull’estendibilità della risarcibilità del danno, ex art. 2043 c.c., anche al danno subito dal datore di lavoro per l’assenza di un suo dipendente o collaboratore.

Il Datore di lavoro per recuperare il valore delle assenze dei propri collaboratori ha un termine prescrizionale di due anni, ciò significa che l’azienda può ottenere un equo risarcimento delle assenze aziendali entro due anni dalla data dell’evento o sinistro.

La storia: Il caso del calciatore Gigi Meroni

Gigi Meroni era un giocatore della squadra di calcio del Torino negli anni sessanta. Uno dei giocatori più rappresentativi del Torino Calcio e della Nazionale Italiana, soprannominato per le sue abilità come “La Farfalla Granata”.

Il 15 ottobre 1967 il calciatore del Torino Calcio venne investito e ucciso sulle strisce pedonali nel centro storico di Torino dall’incauto sopraggiungere di un’automobile guidata da un giovane ragazzo neo patentato chiamato Attilio Romero che nel 2005 diventerà presidente della Società di Calcio del Torino.

Il Torino Calcio che già in passato a seguito della tragedia di Superga, aveva intentato una causa giudiziale alla compagnia aerea per la lesione del diritto alla prestazione dei propri calciatori periti nella catastrofe aerea, purtroppo in quel caso non riconosciuta nemmeno dalla corte di cassazione, ci riprovò una seconda volta, facendo causa per il risarcimento dei danni subiti nei confronti del terzo responsabile (l’automobilista) che aveva causato ingiustamente la morte di uno dei suoi giocatori più talentuosi e rappresentativi.

La decisione della cassazione in merito al caso Superga fu negativa in quanto i giudici ritennero che il risarcimento del diritto alla prestazione (diritto di credito) non poteva essere riconosciuto, in quanto il principio del danno ingiusto sancito dall’art. 2043 del codice civile poteva tutelare solamente dei diritti assoluti (cioè dei diritti esercitabili nei confronti di tutti) e non dei diritti relativi come il diritto di credito della squadra del Toro nei confronti della compagnia aerea.

La sentenza della Corte di Cassazione Sezioni Unite del 26 gennaio 1971 n. 174 relativa al caso “Meroni”, invece, stabilì che al Torino Calcio doveva essere riconosciuto il risarcimento del danno per la morte del calciatore Gigi Meroni.

La suddetta sentenza estese l’ingiustizia del danno disciplinata dall’art. 2043 del codice civile ad ogni occasione in cui viene leso un interesse che l’ordinamento giuridico ritiene meritevole di tutela.

La sentenza poteva definirsi storica in quanto per la prima volta in Italia sancì il principio della risarcibilità ex lege aquilia (art. 2043 c.c.) del diritto di credito.

 

Quanto un azienda può risparmiare?

Quanto può risparmiare un azienda che applica costantemente un attento monitoraggio degli infortuni ed in generale delle proprie assenze dal lavoro dei propri dipendenti e collaboratori, derivanti da incidenti stradali o da altre cause la cui responsabilità sia attribuibile a terzi?

Per rispondere a questa domanda posso certamente riportarmi ad un esempio concreto di un azienda cliente che con circa 300 addetti, attivando la descritta analisi, dal 2018 ad oggi ha recuperato la somma di circa 17.000,00 euro.

Applicare questo metodo operativo, in certi casi, può far rinvenire nelle casse aziendali importanti risorse finanziarie che oramai l’imprenditore pensava definitivamente perse.

Una piccola riserva patrimoniale inaspettata magari da reinvestire nell’azienda.

 

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