Il blog del Gruppo Remark

Informazioni e aggiornamenti su
sicurezza, ambiente, medicina, formazione, consulenza legale e qualità.

La riforma al Pacchetto di Economia Circolare: cosa cambia nella gestione dei rifiuti

Pubblicato da Claudia Burato, Responsabile Settore Ambiente & Rifiuti il 20/11/20 13.58

In questo articolo voglio parlarvi di rifiuti: un settore che nell’ultimo mese ha visto una vera e propria rivoluzione.

Dal 26 Settembre 2020, infatti, è entrato in vigore il D.Lgs n° 116, cioè un Decreto che fa parte del pacchetto di Economia Circolare e che ha modificato profondamente la parte quarta del Testo Unico dell’Ambiente.

Le novità sono tantissime e riguardano definizioni, esclusioni, tasse, documentazione, tracciabilità, responsabilità, deposito temporaneo, sanzioni, classificazione, e molto altro.

Alcune di queste novità sono già operative, per altre dovremo aspettare i Decreti attuativi che specificheranno modi e tempi, mentre per altre ancora si dovrà attendere il 1° gennaio 2021 perché diventino applicabili.

Come avrai sicuramente capito, quindi, è un mondo ancora in evoluzione e questo sicuramente non aiuta.

Vediamo allora insieme cosa è già cambiato.

Riforma rifiuti: le novità

Innanzitutto i soggetti obbligati alla tenuta del registro di carico e scarico dei rifiuti: qui abbiamo la prima semplificazione apportata dalla norma che infatti esclude dai soggetti obbligati le imprese industriali e artigianali che producono rifiuti NON PERICOLOSI e che possiedono MENO di 10 dipendenti.

Dal 26 Settembre queste imprese non sono più tenute ad aggiornare il registro di carico e scarico.

Se appartieni a questa categoria, però, fai attenzione ad alcuni aspetti molto importanti per i quali ti sottopongo alcuni quesiti: sei davvero sicuro di non avere rifiuti pericolosi nella tua Azienda? Per esserne veramente certo dovresti domandarti: ho classificato in maniera corretta i miei rifiuti? Una scorretta classificazione può trarre parecchio in inganno e può capitare che in alcune realtà vengano gestiti solo rifiuti non pericolosi per il semplice fatto che a monte non è stata effettuata una classificazione completa.

Il secondo quesito è questo: sei sicuro che nel tuo stabilimento non siano presenti, magari nascosti in qualche anfratto poco frequentato, dei rifiuti pericolosi? E magari sono lì anche da tanto tempo….ecco, se ti viene il dubbio, sarebbe il caso di verificare perché devi sapere che se dovesse capitare che non compili il registro perché hai meno di 10 dipendenti, e nel tuo stabilimento sono presenti rifiuti pericolosi, rischi una sanzione amministrativa pecuniaria da diecimila a trentamila euro.

Se invece hai fatto tutte le classificazioni corrette dei rifiuti prodotti dalla tua attività, non hai rifiuti pericolosi in deposito e hai meno di 10 dipendenti, allora puoi davvero evitare di compilare il registro, ma a questo punto non dimenticarti che dovrai sempre:

  • Compilare il formulario quando effettui uno smaltimento;
  • Conservare in maniera ordinata i formulari con prima e quarta copia;
  • Verificare che i soggetti ai quali consegni i tuoi rifiuti siano autorizzati;
  • Monitorare costantemente il numero di dipendenti verificando il limite di 10;
  • Conservare il registro per 3 anni dall’ultima annotazione (e anche questa è una novità del nuovo decreto).

 Col D.Lgs 116 poi viene confermato quello che già nel 2018 era stato istituito e cioè il “Registro elettronico nazionale per la tracciabilità dei rifiuti (REN)". Questo registro elettronico sostituirà in futuro il registro cartaceo… ti ricorda qualcosa, vero? Questo qualcosa si chiama SISTRI? Beh, diciamo che il concetto è il medesimo: la tracciabilità dei rifiuti su carta verrà sostituita da quella informatica, ma quando e come tutto questo avverrà si potrà sapere solo quando saranno usciti i Decreti ministeriali specifici. Anche i soggetti che saranno obbligati a questo nuovo Registro Elettronico verranno specificati più avanti. Intanto prepariamoci solo all’idea.

Un altro aspetto che viene informatizzato (e questa novità è già operativa) riguarda il formulario di accompagnamento del rifiuto. Dal 26 Settembre 2020 il soggetto che ha effettuato il trasporto di un qualsiasi rifiuto (sia pericoloso che non pericoloso) può inviare la quarta copia, cioè quella con peso accettato a destino, semplicemente con la sua PEC, allegando una scansione del documento. Per fare un po’ di chiarezza, però, devi sapere che:

1°) Se l’invio della quarta copia avviene via PEC, la responsabilità del produttore su quel rifiuto termina nel momento in cui viene recapitata la PEC. La PEC deve però essere recapitata entro 3 mesi dalla data del trasporto, mentre Il documento cartaceo poi, può essere archiviato presso la sede del trasportatore oppure può essere consegnato al produttore successivamente, senza limiti di tempo.

2°) Se invece il trasportatore NON utilizza la PEC ma consegna al trasportatore la quarta copia cartacea, allora la responsabilità del produttore sul rifiuto termina all’arrivo della copia cartacea, che deve avvenire sempre entro 3 mesi dalla data del trasporto.

3°) Se non viene rispettato il termine dei 3 mesi per la consegna della PEC o del cartaceo, l’unico modo possibile per far sì che termini la responsabilità del produttore sul rifiuto è mandare una comunicazione via PEC o via raccomandata all’Ente Provincia dell’impianto di destino prima che scada il termine dei 3 mesi. Questa è l’unica possibilità prevista dalla norma.

Inoltre, col Decreto n° 116 è stata sviluppata una figura che era già presente nel Testo Unico Ambientale ma solo in maniera del tutto marginale. Si tratta del produttore del prodotto.

Attenzione, non stiamo parlando del produttore del rifiuto (cioè il soggetto che già si vedeva investito dell’intera responsabilità della filiera del rifiuto con la precedente versione normativa) ma stiamo parlando del produttore della merce che poi, a fine vita, diventerà rifiuto. Con questa nuova figura la responsabilità viene estesa a “qualsiasi persona fisica o giuridica che professionalmente sviluppi, fabbrichi, trasformi, tratti, venda o importi prodotti”. In questo modo la responsabilità della gestione dei rifiuti parte a monte del processo di produzione e non si ferma a valle, quando il rifiuto è già prodotto. L’obiettivo finale è chiaramente quello di ridurre i rifiuti, obiettivo n° 1 della normativa sui rifiuti.

E come si può fare?

Riforma rifiuti: obiettivo produrre meno rifiuti

Attraverso, ad esempio, una progettazione ecosostenibile dei prodotti che utilizziamo tutti i giorni, allungandone la vita, riducendo gli imballaggi, utilizzando materiali riciclati o energia da fonti rinnovabili, oppure ancora incentivando la riparazione o il riutilizzo delle componenti invece della loro sostituzione (pensiamo ad esempio ai nostri elettrodomestici, che spesso conviene ricomprarli quando si guastano invece di ripararli…). A questo scopo viene istituito quindi un nuovo Registro, cioè il “Registro nazionale dei produttori” che avrà lo scopo di consentire il controllo del rispetto degli obblighi in materia di responsabilità estesa del produttore. Purtroppo anche in questo caso, come per il Registro Elettronico Nazionale dei Rifiuti, dovremo attendere un apposito Decreto Ministeriale che definirà innanzitutto i soggetti tenuti all’iscrizione e quindi le modalità di registrazione, se sarà necessario effettuare delle comunicazioni periodiche, eventuali oneri da sostenere e così via, se sono previste sanzioni… e così via. Per ora possiamo fare solo delle ipotesi.

Proseguiamo con altre novità importanti.

Riforma rifiuti: le novità operative dal 1 Gennaio 2021

Abbiamo accennato ad alcune novità che diventeranno operative solo dal 1° Gennaio 2021. Nello specifico mi riferivo alla nuova distinzione che viene fatta dalla nuova norma tra rifiuti urbani e rifiuti speciali e in particolare all’eliminazione della tipologia degli Assimilati o assimilabili agli urbani. La nuova norma definisce i rifiuti urbani come “i rifiuti indifferenziati e da raccolta differenziata provenienti da altre fonti che sono simili per natura e composizione ai rifiuti domestici indicati in uno specifico allegato e che vengono prodotti dalle attività riportate in un elenco specifico”. Da questa nuova definizione deriva che:

  • I rifiuti urbani non vengono più definiti tali dai singoli comuni, come avviene invece oggi, ma sono elencati direttamente dalla normativa allo stesso modo su tutto il territorio nazionale. Ad esempio, gli imballaggi di carta con codice 15.01.01 o di plastica con codice 15.01.02 sono definiti urbani a priori
  • Non saranno più previsti limiti di quantità. Quindi se per esempio la tua Azienda smaltisce un container di carta tutti i giorni, quelli sono ugualmente rifiuti urbani, anche se derivano da un’attività di produzione artigianale o industriale.

In base a questa nuova definizione moltissimi rifiuti da speciali diventeranno urbani per legge e come tali dovranno essere gestiti. Quindi, teoricamente, dovrebbero essere ritirati dal servizio pubblico di raccolta comunale (la municipalizzata, per intenderci). Bene, la normativa sancisce, a questo punto, che le utenze non domestiche (quindi ad esempio le industrie o le imprese artigiane) possano conferire al di fuori del servizio pubblico i propri rifiuti urbani (quindi consegnandoli ad un trasportatore autorizzato privato), dimostrando di averli avviati al recupero attraverso un’attestazione scritta rilasciata dal soggetto che effettua l’attività di recupero dei rifiuti stessi (cioè l’impianto di destino).

Questo aspetto avrà un notevole impatto sulla TARI, cioè la Tariffa Rifiuti comunale, anche se non se ne conosce ancora l’entità. Riguardo la TARI per ora si sa solamente che i rifiuti urbani conferiti dalle utenze non domestiche a soggetti privati autorizzati saranno esclusi dalla componente TARI in base alle quantità.

Come detto all’inizio, tali disposizioni entreranno in vigore dal 1° gennaio 2021, salvo non intervengano modifiche nel frattempo. In questi mesi ci auguriamo che vengano valutate e organizzate tutte le implicazioni di questa definizione con il coinvolgimento di tutti gli Enti coinvolti. Solo in quel momento potremo definire meglio le azioni da intraprendere.

In conclusione, con la normativa in continua evoluzione, un’analisi seria della tua situazione e un consulente preparato al tuo fianco, al giorno d’oggi è diventata una necessità, quindi contattaci, saremo ben lieti di tenerti per mano.

 

Vuoi saperne di più?

Leggi la normativa completa 

Oppure vai al nostro canale YouTube per rimanere sempre aggiornato sulle ultime novità in tema Ambiente!

Iscriviti al nostro blog e rimani aggiornato sulle ultime novità

Articoli popolari

Categorie