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Donne lavoratrici e in gravidanza: i rischi da valutare

Pubblicato da Manuela Carati, Service Manager Sicurezza il 07/10/20 15.15

Il decreto 81, abrogando il decreto 626 del 1994, ha posto l’accento sulla necessità di valutare i rischi tenendo conto delle differenze di genere.

Quando, infatti, con il decreto 626, era stata posta attenzione allo stato di salute della donna, tale attenzione era limitata al periodo della gravidanza, trascurando i rischi a carico dell’apparato riproduttivo, precedenti e seguenti la gravidanza stessa, con conseguenti problemi al nascituro.

È necessario pertanto attuare azioni di prevenzione e informazione, che vadano di pari passo con studi sempre più approfonditi sui rischi che gli agenti fisici, chimici ed ergonomici possono causare alla salute delle lavoratrici.

In questo breve articolo voglio parlarti proprio dei rischi a cui le donne lavoratrici possono andare incontro e l'importanza di adottare un metodo valutativo che tenga conto delle differenze biologiche tra uomo e donna e di genere, al fine di determinare misure di prevenzione e protezione efficaci.

Donne Lavoratrici e in gravidanza: quali sono i rischi da valutare

Le differenze biologiche e di genere tra uomo e donna esistono e si riversano anche sul luogo di lavoro.

Infatti, pur essendo identiche le modalità di assorbimento delle sostanze chimiche a cui lavoratori e lavoratrici sono esposti, le rispettive zone di accumulo delle molecole tossiche e gli organi colpiti o danneggiati possono non essere gli stessi.

Inoltre, le differenze di tossicità di quegli agenti chimici con specifici meccanismi di azione che interferiscono con le regolazioni ormonali e con la capacità riproduttiva, la maternità e l’allattamento sono marcatamente evidenti nella risposta tra uomo e donna.

Il percorso di valutazione del rischio chimico deve essere pertanto svolto con particolare attenzione ed approfondimento in caso di co-presenza di lavoratori e lavoratrici nella stessa mansione.

Tutto ciò, al fine di elaborare misure di prevenzione e protocolli sanitari mirati e quindi efficaci per entrambi i sessi.

In questo contesto particolare, attenzione deve essere posta sui rischi per la lavoratrice in gravidanza e durante il puerperio.

La gravidanza è una fase delicatissima. Il nascituro infatti si trova esposto a possibili danni da parte di un gran numero di agenti chimici, fisici e biologici.

Una maggior attenzione, pertanto, deve essere posta ai rischi derivanti dall’esposizione a questi agenti.

Si è evidenziata, infatti, l’esistenza di una correlazione tra esposizione al rischio e danni riproduttivi quali:

• Aborti spontanei

• Malformazioni

• Basso peso alla nascita

• Mortalità e morbosità neonatale e infantile

• Ritardi nello sviluppo del bambino.

Rischi per donne lavoratrici: cosa deve fare il Datore di lavoro

Risulta quindi di fondamentale importanza che l’azienda effettui la valutazione di tutti i rischi tenendo conto delle differenze di genere, adottando un metodo che riesca a cogliere le differenze biologiche.

Ad esempio, nel valutare il rischio movimentazione manuale dei carichi, dovrà tener conto, distinguendole, delle postazioni che prevedono la presenza di lavoratrici donne da quelle che prevedono la presenza di lavoratori uomini al fine di determinare il corretto indice di sollevamento e la conseguente classificazione del rischio.

Tutto ciò, al fine di elaborare misure di prevenzione e protocolli sanitari efficaci per l’intera popolazione lavorativa.

A tal fine il Datore di lavoro, in collaborazione con il medico competente, il responsabile del servizio di prevenzione e protezione e il Rappresentante dei Lavoratori per la Sicurezza (RLS) deve attuare una serie di azioni, quali:

Identificare innanzitutto le mansioni e le lavorazioni vietate per la gravidanza e l’allattamento.

Integrare il Documento di Valutazione dei Rischi con l’analisi e l’identificazione delle operazioni incompatibili, indicando, per ognuna di tali mansioni a rischio, le misure di prevenzione e protezione che intende adottare nel caso di gravidanza (ad es. modifica delle condizioni di lavoro e/o dell’orario di lavoro o lo spostamento delle lavoratrici ad altra mansione non a rischio).

Dove non è possibile attuare una misura di prevenzione e protezione adatta, il datore di lavoro deve fare richiesta agli enti competenti di interdizione anticipata dal lavoro.

• Infine, informare tutte le lavoratrici in età fertile dei risultati della valutazione dei rischi e della necessità di segnalare al datore di lavoro lo stato di gravidanza non appena ne venga a conoscenza.

La lavoratrice deve essere messa nella condizione di conoscere tutti i rischi, anche eventuali, per sé e per il nascituro.

Deve anche sapere che può richiedere il cambio di mansione e l’interdizione per legge.

Voglio ricordarti che “la comunicazione del rischio è parte integrante della gestione del rischio stesso”.

E questo vale per qualsiasi lavoro.

Hai domande in merito ad alcuni adempimenti in materia di sicurezza sul lavoro?

Leggi le Domande e Risposte più frequenti per il settore Sicurezza nella nostra sezione "L'esperto risponde".

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